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Cosenza, nasce l’Università del volontariato

COSENZA – E’ l’unica sede in Calabria e la seconda dopo Salerno nel Sud Italia. L’Università del Volontariato, nata a Milano circa 4 anni fa sulla base di un progetto del Centro servizi del capoluogo lombardo, arriva anche a Cosenza su iniziativa del Csv.

L’Università del Volontariato nasce dall’esigenza di formare coloro che vogliono impegnarsi per gli altri e dare vita ad un confronto sul terzo settore e sulle politiche di welfare. Il percorso universitario prevede corsi specialistici, serate informative per i cittadini e una formazione specifica per le associazioni. Per la definizione dell’offerta il Csv ha portato avanti un’analisi del fabbisogno del volontariato cosentino distribuendo alcuni questionari ai volontari del cosentino.

Il Csv di Cosenza ha pensato di proporre questa esperienza sul proprio territorio nella convinzione che «il volontariato sia una vera e propria scuola di vita e che la formazione dei volontari sia condizione indispensabile per espletare al meglio la loro opera finalizzata a dare risposte concrete ai bisogni delle comunità». Un percorso ancora in fase di costruzione quello cosentino e che mira a creare, così come accaduto a Milano «una rete di partner locali – ha dichiarato la presidente del Csv Maria Annunziata Longo – con i quali strutturare nel tempo il progetto. Sicuramente si tratta di un percorso aperto e calato sulle esigenze del territorio».

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Le casette in cartone di Nonno Silvano

Non è uno psicologo e neppure un pedagogista. Per tutti è semplicemente Nonno Silvano. Ha lavorato per anni in un’industria di conserve alimentari. E ora che è alle soglie degli ottant’anni mette la sua arte – un talento nascosto e mai espresso – al servizio degli altri. Dopo il terremoto dell’Emilia che nel maggio 2012 causò oltre venti morti e centinaia di feriti, Nonno Silvano ha iniziato a costruire casette di cartone per aiutare i bimbi a superare il trauma.

La sua città è Medolla, piccolo comune in provincia di Modena che conta poco più di 6 mila abitanti. E’ qui che abita Nonno Silvano, al secolo Silvano Vergnani. In questi anni la sua attività ludica (e terapeutica) si è spinta sempre più in là, fino ad arrivare a Mirandola. L’epicentro di quel terribile terremoto era stato individuato proprio in quell’area compresa nel triangolo formato da Medolla, San Felice sul Panaro e – appunto – Mirandola.

Silvano – già ribatezzato «nonno comunitario» – progetta, taglia, scompone. Le sue casette sono belle allo sguardo.

«Con gli asili e le scuole lesionate, i bambini si ritrovavano senza un punto di riferimento» racconta alla Gazzetta di Modena.

L’idea iniziale è nata proprio da questa considerazione. Così, complice la collaborazione con il Comitato genitori di San Martino Spino, il percorso ha avuto inizio. Mentre Silvano ritaglia i pezzi di cartone riciclato – frutto di una filiera di solidarietà che coinvolge anche alcune imprese locali – i bambini ricompongono e colorano aiutati da genitori e familiari.

Un’attività contagiosa che si regge sulle relazioni e sulla speranza. Quella del futuro. Perché forse, oggi, il terremoto fa un po’ meno paura. E il merito è anche di Nonno Silvano.

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Libri, un’eredità in dono ai bambini

Lei era una lettrice appassionata. E solo i lettori appassionati possono capire quale sia il valore sociale dei libri. Solo chi legge tanto e legge con amore sa che a volte basta un libro per migliorare un po’ la propria vita, soprattutto se il libro gli è stato donato.

Lei era un’affezionata sostenitrice della biblioteca “eFFeMMe23” di Moie di Maiolati Spontini. Il suo nome era Sandra Paola Luchessoli e da oggi i bambini nati lo scorso anno riceveranno in dono un kit di libri da sfogliare e dvd da guarda in biblioteca che in qualche modo portano il segno della giovane donna scomparsa prematuramente. Merito del marito Alessandro Coppari che ha deciso, in memoria della moglie, di raccogliere soldi durante la cerimonia funebre da destinare alla biblioteca.

Al resto ci ha pensato l’amministrazione comunale di Maiolati. Il sindaco Umberto Domizioli ha deciso di trasformare la donazione di Coppari in un investimento per 59 bambini del territorio nati nel 2015.

Il fondo raccolto è stato utilizzato per acquistare il pacco dono di “Nati per leggere”, un progetto nazionale di promozione alla lettura ai figli da parte dei genitori al quale la biblioteca di Maiolati aderisce da diversi anni. All’interno dei locali sono anche riservati alcuni spazi dedicati ai bambini secondo varie fasce d’età, completi anche di fasciatoio e dondolo per l’allattamento.

Così la biblioteca si è arricchita di nuovi libri e nuovi dvd di cui i bambini potranno usufruire liberamente. Per diventare lettori appassionati e adulti coraggiosi, capaci come Alessandro e Sandra Paola di piccoli grandi gesti quotidiani.

 

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I giovani che si prendono cura della città

Relegata alle ultime pagine mai lette dei libri di storia per essere in seguito eliminata e poi peggio ancora dimenticata dalla vita dei cittadini, l’educazione civica risorge ricca di nuova energia nel progetto dell’Associazione Polis Fuoriclasse, che regala agli studenti milanesi delle classi medie nuovi occhi per guardare la propria città e fare qualcosa per renderla più bella.

E sono occhi sensibili, coraggiosi, intraprendenti e con entusiastica voglia di fare quelli che ora vedono graffiti vandalici sui monumenti, rifiuti nei parchi, segnaletica spezzata o semafori manomessi come una stortura da raddrizzare e non come un panorama decadente cui assuefarsi per effetto di una realtà data per scontata.

Protagonisti under-30 della Global Shaper Community, i fondatori della PolisFilippo Gavazzeni e Silvia Ivaldi, avevano un cruccio.

«Non riuscivamo a capire perché gli studenti milanesi non vivessero la città come propria e non sentissero un senso di appartenenza. Ci siamo chiesti come fare per aiutarli a scoprire la bellezza di Milano e ad apprezzarla, e abbiamo risposto con il progetto Milano Fuoriclasse in cui promuoviamo l’educazione civica per valorizzare il patrimonio culturale, il territorio, e il rispetto dell’ambiente. Perché questi ragazzi non sono i cittadini di domani. Sono a pieno titolo i cittadini di oggi: cittadini fuoriclasse».

Il progetto pilota parte con l’anno scolastico 2013-14 e a oggi cresce coinvolgendo sempre più classi e scuole tra l’entusiasmo dei ragazzi, degli insegnanti, dei genitori e delle associazioni che collaborano per rendere possibili tutte le attività proposte. I ragazzi sono portati a esplorare e conoscere la propria città attraverso itinerari culturali tematici sul territorio, come, ad esempio, MI Romana o MI Contemporanea. Sono guidati da studenti volontari universitari che oltre alla storia, raccontano tradizioni, leggende e anche ricette milanesi, per una cultura globale di Milano.

Durante le uscite i ragazzi imparano e osservano gli aspetti della città che, secondo le loro esigenze, potrebbero essere migliorati, e propongono delle attività per rendere più bella e vivibile la loro Milano. Se vogliono ripulire una piazza o un parco si chiede l’intervento dell’AMSA che fornisce le scope; se decidono di ripulire un edificio o un monumento dai graffiti vandalici si chiama in aiuto l’Associazione Nazionale Antigraffiti – Retake Milano; se decidono di diventare loro stessi guide turistiche e culturali arriva a sostegno il Touring Club Italiano, in uno stupefacente e continuo carosello di cooperazione e impegno civico.

L’Associazione Buon Senso & Legalità, collaboratori a tempo pieno del progetto per quanto riguarda l’aspetto della cittadinanza attiva, hanno aperto appositamente per i ragazzi, all’interno del portale www.partecipaMi.it, la sezione I Giovani per Milano, per permettere loro di segnalare in autonomia le inefficienze e gli interventi necessari che ora sono in grado di individuare da soli in qualsiasi momento della loro giornata. Succede poi che mentre i cittadini attivi crescono, contribuiscono anche a un’integrazione sociale degli studenti stranieri e delle loro famiglie. Infatti, dopo aver scoperto i molteplici aspetti di una Milano certamente affascinante, sono i ragazzi che portano a giro i genitori alla scoperta della loro nuova patria.

Un effetto a cascata tutto positivo, quindi, che fa ben sperare in un reintegro dell’educazione civica tra le materie da studiare ma soprattutto da mettere in pratica da parte di tutti. Migliorerebbe certamente la città, e anche l’animo delle persone.

 

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Lotta allo spreco, risparmio e solidarietà

MILANO – Bancone in legno, pareti grigio chiaro e verde, lampadari ricavati da cerchioni di bici, in vetrina due vecchi carretti: ha un’aria elegante e friendly il negozio di abiti di seconda mano di via Padova, al civico 36. Share, questo è il suo nome, nel 2015 ha venduto oltre 33mila capi, il 20% in più rispetto all’anno precedente, con un fatturato pari a 160mila euro. Maglie, pantaloni, camicie, giacche e giubbotti per uomini, donne e bambini. Ce n’è per tutti i gusti e di tutti i colori. Tutti in ottimo stato (alcuni mai usati, con su il vecchio cartellino). E spesso si tratta di abiti di marca. Che qui si possono trovare a 20 o 30 euro al massimo. Ma in questi giorni ci sono capi in offerta a 1, 3 e 5 euro.

Share non è solo una buona occasione di risparmio per i clienti: unisce infatti lotta allo spreco e solidarietà. Una parte del ricavato viene destinato a progetti sociali. Il negozio è un’iniziativa di Vesti solidale, cooperativa promossa da Caritas Ambrosiana, che si occupa di raccolta e riciclo di abiti usati. In due anni di attività, 16.500 euro sono serviti a sostenere un appartamento che accoglie mamme con bambini, cure odontoiatriche gratuite per minori in difficoltà, l’associazione Prison Fellowship Italia per le attività svolte  presso il carcere di Opera e per l’integrazione sociale di una famiglia proveniente dalla Palestina composta da padre, madre e 7 figli. “Inoltre il negozio dà lavoro a tre persone -aggiunge Carmine Ganci, presidente della cooperativa-. I vestiti provengono da realtà italiane e straniere che si occupano del ciclo completo della raccolta di indumenti usati. Quelli che finiscono in negozio sono stati quindi sanitizzati e sono pronti all’uso”.

Nei 200 metri quadrati di Share si aggirano persone di tutte le età. Il 65% dei clienti (circa 200 al giorno) è di origine straniera. “Ormai abbiamo molti clienti abituali -spiega Monica, la responsabile del negozio-. Ma c’è sempre gente nuova. Magari all’inizio sono un po’ titubanti, perché in Italia non c’è ancora l’abitudine a vestire capi di seconda mano, ma poi vedono la qualità della merce esposta e si ricredono”. Gli abiti esposti sono tutti pezzi unici, nel senso che di un tipo di pantalone non ci sono tutte le misure come in un qualsiasi negozio di abbigliamento. “Chi viene da noi è curioso -aggiunge Monica-. Cerca l’occasione e gli piace scovare quel che gli serve tra i tanti abiti esposti (circa 2.500). Anzi è meglio passarci spesso per vedere se ci sono novità”. Expo ha portato clienti. “Sono venute persone dall’Irlanda, dalla Francia e da altri paesi europei -ricorda Monica-. Erano qui per visitare l’Esposizione e ci hanno cercato perché da loro è una cosa normale acquistare nei negozi di seconda mano”. La crisi economica ha contribuito al successo di Share? “Tra i nostri clienti abbiamo sia persone povere che persone in cerca solo di una buona occasione -risponde Monica-. Certo la crisi economica induce tutti a stare più attenti a come si spende il denaro”.

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L’Italia ricorda la Shoah, “per leggere il presente e progettare il futuro”

Una giornata per non dimenticare i drammi della Shoah, ma anche gli stermini meno conosciuti come quello dei disabili, degli omosessuali e dei rom. Si celebrerà domani in tutta Italia la Giornata della memoria. Iniziativa culturali sono previste da nord a sud del paese.

“Non è passato. E’ memoria” è la frase scelta dall’Arci, che organizza manifestazioni culturali in diverse città. “Non parliamo di passato perché nuove discriminazioni colpiscono ancora oggi le categorie più deboli della nostra società, perché la rabbia sociale spesso si sfoga  trovando negli ultimi facili bersagli, perché l’insicurezza e la paura vengono strumentalizzate per alimentare razzismo e intolleranza – sottolinea Arci -. E’ la memoria, la lettura degli orrori che hanno segnato il secolo scorso, che può aiutarci nella comprensione di un presente caratterizzato ancora da guerre e violenza, e fornirci strumenti per progettare un futuro diverso”. Il 27 gennaio sono previste diverse iniziative, rivolte in particolare ai più giovani come Promemoria_Auschwitz, i viaggi della memoria organizzati dall’Associazione Deina e dall’Arci e, che all’inizio di febbraio porteranno con due treni speciali più di 1200 giovani (fra i 16 e i 18 e provenienti da 8 regioni), a visitare Cracovia e gli ex lagher di Auschwitz e Birkenau. Il primo treno partirà dal Brennero il 4 febbraio e tornerà il 10, il secondo partirà  il 12 e farà ritorno il 18 (in allegato la scheda e il comunicato sui viaggi della memoria-Promemoria_Auschwitz).

Anche in Senato oggi si celebra la Giornata con l’anteprima del documentario di Aldo Zappalà “Salvate tutti”, sulla vicenda di 73 ragazzi ebrei in fuga attraverso l’Europa che dall’estate del ‘42 all’autunno del ’43 trovarono rifugio a Villa Emma, a Nonantola, in Provincia di Modena. Il dvd del documentario uscirà domani, allegato al quotidiano La Repubblica. All’evento, organizzato dalla Fondazione Villa Emma con il patrocinio del Senato, dell’Ucei e del Comitato di Coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah, interverrà il Presidente del Senato Pietro Grasso.

E sempre oggi a Roma, alle 18, partirà da piazza dell’Esquilino una fiaccolata per ricordare rom, gay e disabili sterminati in tutta Europa durante il periodo nazifascista. L’iniziativa è organizzata dall’Opera Nomadi Nazionale in collaborazione con il Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli”. Il corteo si concluderà a via degli Zingari 54 (Rione Monti) dove verrà deposta una corona di fiori sulla lapide apposta in memoria delle centinaia di migliaia di Rom/Sinti, Omosessuali e disabili che furono soppressi. Nel corso della manifestazione si esibirà il Roma Rainbow Choir.

Iniziativa importante anche a Bologna dove stato realizzato il nuovo Memoriale della Shoah, che sarà inaugurato in occasione della Giornata. L’opera sorge nella nuova piazza tra via Carracci e il ponte di via Matteotti. Il memoriale è stato pensato durante il Giorno della memoria di un anno fa, e in un anno è stato messo a punto su iniziativa della Comunità ebraica a cui si sono affiancati istituzioni e privati. E sempre la Comunità ebraica sta pensando alla creazione di una Fondazione in cui riunire istituzioni, enti, associazioni e privati sul tema della memoria. “Sarà il veicolo e lo strumento perché quella piazza resti viva”, spiega il presidente della Comunità bolognese, Daniele De Paz. Il memoriale sarà inaugurato domani dall’arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, il rabbino capo di Bologna Alberto Sermoneta e il presidente della Comunità islamica Shaykh Abd Al Wahid Pallavini. “Non possiamo stare fermi e in silenzio, immaginando che la memoria entri nella coscienza dei giovani- afferma De Paz- ogni città deve avere il suo memoriale”.

Per quanto riguarda i media, Tv2000 dedicherà alla Shoah e all’anniversario della liberazione di Auschwitz l’intera programmazione di martedì 26 e mercoledì 27 gennaio. Tanti anche i messaggi e gli appelli delle associazioni. L’ordine degli assistenti sociali chiede che “questa Giornata sia di monito per il presente ma soprattutto per il futuro; sia anche una riflessione collettiva sulle derive e sugli orrori ai quali possono condurre l’odio e l’intolleranza verso il diverso e l’altro da noi – sentimenti dei quali, purtroppo, è così tanto intrisa la nostra società – e per far maturare, soprattutto nei giovani, una nuova etica della responsabilità  individuale e collettività che li faccia divenire cittadini consapevoli  ed accoglienti”. Secondo la presidente Silvana Mordeglia, “il riemergere in Europa e nel nostro Paese di fenomeni, purtroppo non più episodici, di razzismo, xenofobia e, non da meno, di antisemitismo, porta con sé il rischio dell’affermazione di un modello di società caratterizzato da meccanismi di esclusione e di aggressività sociale, così come di indifferenza e di passività: atteggiamentiche caratterizzarono allora la tragedia dell’ebraismo  europeo. Come assistenti sociali – continua – siamo testimoni consapevoli su come la precarietà, la povertà, l’emarginazione, l’isolamento e la disperazione delle persone producano troppo spesso una ricerca di sicurezza e di identità che si rivolge e sovrastima l’appartenenza etnica, religiosa e alle proprie comunità e  che appaiono – a chi è privato dei diritti o anche solo della  possibilità di fruirne – come l’unica ancora di salvezza cui aggrapparsi”.

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I bambini donano i loro disegni per Kilometro Solidale

MILANO. Cosa vuol dire far parte di un gruppo? Ti fa sentire più forte e più protetto? Come ti senti quando aiuti un tuo amico o ricevi un aiuto da un’altra persona? Sono queste le domande su cui si stanno interrogando i 180 bambini seguiti da Fondazione Progetto Arca onlus e dalla Comunità di Sant’Egidio di Milano in questi giorni.

In occasione della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia che si celebra il 20 novembre, i disegni dei bambini segnano il via della terza edizione di Kilometro solidale, il progetto benefico di PallEx Italia.

Nessuno è mai troppo piccolo o debole per non poter aiutare qualcun altro. Al terzo anno di incontro e conoscenza tra l’azienda di trasporti e le due realtà no profit, in questa edizione di Kilometro solidale sono i bambini che donano i propri disegni al grande network di trasporti.

PallEx Italia, grazie allo spirito di squadra e all’unione di oltre cento aziende specializzate, è diventato negli anni leader nel settore dei trasporti e oggi vuole farsi portatore di un messaggio di solidarietà mettendo al centro i bambini seguiti da Fondazione Progetto Arca onlus e dalla Comunità di Sant’Egidio di Milano.

Kilometro solidale è un’iniziativa di beneficenza unica nel suo genere, che gli scorsi anni ha visto i concessionari e le aziende di tutta Italia uniti in una grande raccolta di beni destinati alle famiglie in difficoltà. Ogni edizione di Kilometro solidale viene sviluppata su un tema specifico, per continuare ad evolversi di anno in anno. Attraverso iniziative di condivisione diverse, tutte targate Kilometro solidale, la conoscenza e la collaborazione tra il network di trasporti e i due enti no profit si sono rafforzate nel tempo. Dalla distribuzione dei pacchi viveri casa per casa insieme agli educatori di Progetto Arca, il primo anno, alla merenda per i bambini della Scuola della Pace della Comunità di Sant’Egidio, l’anno scorso, si è giunti oggi alla riflessione su cosa significhi fare parte di un gruppo.

Quest’anno sono i bambini supportati dai due enti beneficiari della raccolta a regalare i loro disegni al network. I bambini che frequentano le tre Scuole della pace gestite dalla Comunità di Sant’Egidio e i tanti bambini accolti nei Centri di accoglienza da Fondazione Progetto Arca nella città di Milano in questi giorni stanno usando la creatività per disegnare un messaggio caro anche al network: la forza di fare parte di un gruppo e lo spirito di squadra.

I concessionari di PallEx Italia sono innanzitutto un gruppo e fanno dello spirito di squadra il proprio tratto distintivo. Diventano messaggeri di solidarietà con Kilometro solidale, il progetto che li unisce ancora di più perché utilizza la loro rete, estesa in tutta Italia, per raccogliere e spedire i beni di prima necessità alle famiglie bisognose. Il primo anno il network ha donato oltre 1.000 kg di prodotti movimentando 15 pallet, l’anno scorso la quantità è cresciuta raggiungendo i 32 pallet, vale a dire oltre 2.000 kg di beni di prima necessità donati.

“Quest’anno abbiamo scelto di dare voce ai bambini e diffondere, attraverso i loro disegni, il messaggio dell’importanza di essere una squadra, del fare rete e di essere solidali”, afferma Melissa Alberti AD di PallEx Italia, dando il via ufficiale al progetto benefico. I concessionari specializzati del network si impegnano a coinvolgere le imprese italiane affinché donino parte della produzione per la causa benefica. Ultimata la raccolta, i mezzi PallEx consegneranno i prodotti in maniera gratuita ai due enti benefici Fondazione Progetto Arca onlus e la Comunità di Sant’Egidio.

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Piantare alberi per aiutare il mondo

In fondo non ci vuole molto a fare qualcosa di straordinario, solo un animo generoso e la volontà di fare un gesto di bellezza. Così Pascal Petti, fabbro e artigiano, appassionato e ammiratore di alberi imponenti e secolari, in una domenica di novembre con un gruppo di una settantina di persone tra adulti e bambini provenienti da diverse regioni italiane, ha piantato più di 170 alberi in un terreno comunale situato al crocevia tra via dei Missaglia e via Fabrizio De André in zona 5 a Milano.

Pascal ha per hobby la piantumazione di alberi e altre attività ambientaliste e fa parte da anni del gruppo facebook Seminiamo piante per salvare il mondo che ha per scopo far crescere boschi da lasciare alle generazioni future. Attraverso il gruppo della rete social, che raccoglie 2040 iscritti in tutta Italia, crea l’evento Piantiamo che in poco tempo attiva un tam-tam con altre persone di altri gruppi e raccoglie decine di partecipanti.

«Mi sembrava dispersivo che tutti piantassero piante sparsi per tutta l’Italia e allora mi sono detto di concentrare le risorse in un posto unico», ci racconta Pascal. «È partita quasi per gioco e sono arrivate circa settanta persone. Diego e Alessio sono arrivati da Bologna e hanno portato trenta piante da piantumare. Sono stati interrati aceri, olmi, querce ma anche alberi da frutto come amareni, ciliegi, albicocchi, meli, perché mangiare i frutti di ciò che hai piantato personalmente, dona una gratificazione e un sapore impagabili. Poi si sono unite anche le persone che facevano gli orti nelle vicinanze e la giornata è stata una grande festa soprattutto per i numerosi bambini presenti».

Il terreno, tenuto per ora a prato, è di proprietà del comune di Milano ed è destinato un giorno a diventare parco ma i cittadini si sono portati avanti col lavoro. Infatti, il loro slogan è: «Il momento migliore per piantare un albero era vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso». E sembra che questa volta non vogliano proprio perdere l’occasione. Se la deforestazione continua al passo attuale, tra cent’anni non ci sarà più foresta pluviale e l’essere umano sarebbe a rischio d’estinzione, sostengono i difensori degli alberi, e se ognuno piantasse qualche albero il giorno, potremo garantirci un’aria più pulita, un miglioramento dell’effetto serra e delle variazioni sul clima.

Al termine della giornata è finito tutto a vin brûlé e a nuovi buoni propositi. Qualcuno ha portato anche del cibo per la festa di conclusione e già sono state lanciate proposte di costituirsi in un’associazione per organizzare iniziative analoghe nel futuro.

 

Ognuno è tornato a casa con una manciata di semenza, suddivisa e scambiata per le attività di piantumazione successive. Se si pensa a questi piccoli semi che racchiudono il potente segreto della vita per diventare gloriosi fusti frondosi, si riconosce come da semplici gesti come quelli di piantare un piccolo albero si possano distinguere i giganti tra gli umani, che vedono un futuro possibile nel prendere l’iniziativa, nella condivisione e il sostegno reciproco per la condivisione del bene. Per guarire dal nanismo si può, tra le tante altre possibilità, cominciare a seguire questo volonteroso e generoso gruppo. Iniziare a muoversi nella direzione giusta porta sempre a grandi mete. Impariamo da loro e dagli alberi, diventando un popolo di giganti.

 

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«Sport per Tutti», atleti disabili e top player si «sfidano»

TRANI – «Ho avvertito una strana sensazione. Le gambe sono un punto fondamentale per chi pratica il nostro sport. Seduto sulla sedia a rotelle è davvero complicato muoversi». Gaetano De Benigno gioca a basket da otto anni. Milita nella squadra della Juve Trani, in serie C, e sa bene quanto sia importante l’utilizzo delle gambe per giocare a pallacanestro. Scatto, corsa, passaggi. Il loro uso in campo è quasi indispensabile. Quasi. Perché la manifestazione di solidarietà «Sport per Tutti», promossa a Trani da Carlo Impera e Sante Varnavà in collaborazione con l’Associazione Orizzonti, ha raccontato che anche le persone con disabilità possono praticare l’attività sportiva. Senza barriere. Accessibile a tutti, anche a chi per muoversi deve affidarsi alla carrozzina.

LA PARTITA IN CARROZZINA

E’ il senso dell’iniziativa sportivo-solidale, svoltasi domenica scorsa, sul parquet del PalaAssi di Trani. A sfidarsi in una partita di pallacanestro sono stati alcuni atleti con disabilità ed i top player delle squadre di basket tranesi come Juve Trani, Avis Basket Trani, Cavaliers Basket. E proprio questi ultimi, per una mattinata, per una partita di basket, hanno giocato e palleggiato seduti su di una carrozzina, prendendo per un attimo il posto di una persona con disabilità. «L’idea – spiega Angelo Guarriello, presidente dell’Associazione Orizzonti – è quella di calarsi idealmente nei panni di chi vive quotidianamente il rischio dell’esclusione, dell’emarginazione a causa di una disabilità di qualunque genere e, allo stesso tempo, di sensibilizzare ed abbattere le stereotipie mentali riguardanti i problemi legati proprio a causa delle diversabilità».

DANZE SENZA BARRIERE

L’evento ha segnato anche l’avvio della raccolta fondi che mira a fronteggiare le lacune strutturali presenti nella città di Trani che limitano l’accesso alle persone disabili. La manifestazione, presentata dall’attore-autore e regista Gianluca Foresi, è stata caratterizzata dalla performance artistica della coppia formata da Tarek Ibrahim «Drago» e Sara «Draghetta» Greotti. Tarek, paraplegico dalla nascita, e la sua compagna hanno partecipato al programma televisivo «Tu si que Vales» e sono i campioni italiani 2014 e 2015 di danza sportiva. La loro esibizione sul parquet del PalaAssi ha accorciato le distanze, ha raccontato di un sogno possibile, ha ricordato che lo «Sport è per Tutti». Senza barriere.

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Disabilità, è Milano la città più accessibile: l’Ue la proclama vincitrice

Il premio Access City Award 2016 per le città accessibili ai disabili va a Milano. In occasione dello European Day for People with Disabilities, la Commissione europea annuncia che Milan è la vincitrice del premio 2016. Wiesbaden, Toulouse, Vaasa e Kapsovár erano in lizza per i loro sfrorzi di migliorare  l’accessibilità per disabili e anziani. Il commissario per gli Affari sociali Marianne Thyssen, ha commentato:  ”Oggi, premio Milan per il suo impegno a lungo termine per l’accessibilità. Personalmente incoraggio le città a imparare dalla good practice di Milano e dagli altri vincitori nell’Ue per migliorare l’inclusione attiva”. La cerimonia si è svolta nella cornice della Giornata delle persone disabili 2015 iniziata ieri a Bruxelles e che quest’anno si è focalizzata si minori e giovani disabili. Con il titolo “Growing together in a barrierfree Europe”, l’evento ha incluso la presentazione e discussione sull’educazione, un modo per assicurare uguale partecipazione nel lavoro e nella società. L’intenzione è promuovere esempi di good practices. Milano, oltre al suo eccellente sforzo, a anche promosso l’impiego di persone disabili e il supporto per la vita indipendente.  independent. Milano è vincitrice non solo per i passi comiuti in passato, ma anche per i suoi piani ambiziosi per il futuro. Wiesbaden, capitale dello stato federale dell’Hessen riceve il secondo posto. Oltre 200 degli edifici pubblici sono totalmente accessbili, e decorati con adesivi con lo slogan “Wir machen mit” – We’re joining in – all’ingresso di ciascuno”.

Toulouse ha ottenuto la menzione speciale per le “Smart City”. Vaasa, la città finlandese, ha vinto una menzione speciale per l’impegno nel migliorare l’ambiente. Infine, Kaposvár: situata nel suo-ovest dell’Ungheria, ha ottnueot una menzione speciale.