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Le casette in cartone di Nonno Silvano

Non è uno psicologo e neppure un pedagogista. Per tutti è semplicemente Nonno Silvano. Ha lavorato per anni in un’industria di conserve alimentari. E ora che è alle soglie degli ottant’anni mette la sua arte – un talento nascosto e mai espresso – al servizio degli altri. Dopo il terremoto dell’Emilia che nel maggio 2012 causò oltre venti morti e centinaia di feriti, Nonno Silvano ha iniziato a costruire casette di cartone per aiutare i bimbi a superare il trauma.

La sua città è Medolla, piccolo comune in provincia di Modena che conta poco più di 6 mila abitanti. E’ qui che abita Nonno Silvano, al secolo Silvano Vergnani. In questi anni la sua attività ludica (e terapeutica) si è spinta sempre più in là, fino ad arrivare a Mirandola. L’epicentro di quel terribile terremoto era stato individuato proprio in quell’area compresa nel triangolo formato da Medolla, San Felice sul Panaro e – appunto – Mirandola.

Silvano – già ribatezzato «nonno comunitario» – progetta, taglia, scompone. Le sue casette sono belle allo sguardo.

«Con gli asili e le scuole lesionate, i bambini si ritrovavano senza un punto di riferimento» racconta alla Gazzetta di Modena.

L’idea iniziale è nata proprio da questa considerazione. Così, complice la collaborazione con il Comitato genitori di San Martino Spino, il percorso ha avuto inizio. Mentre Silvano ritaglia i pezzi di cartone riciclato – frutto di una filiera di solidarietà che coinvolge anche alcune imprese locali – i bambini ricompongono e colorano aiutati da genitori e familiari.

Un’attività contagiosa che si regge sulle relazioni e sulla speranza. Quella del futuro. Perché forse, oggi, il terremoto fa un po’ meno paura. E il merito è anche di Nonno Silvano.